WORKSHOP - 72 ORE IN PRESENZA

NEL PUNTO ESATTO DEL SILENZIO: DOVE NASCE LA SCENA

a cura di Cristina Barbuti Lonquich



Il laboratorio si propone come un percorso intensivo di esplorazione del confine tra presenza scenica, parola e silenzio, tra corpo e musica, tra atto e intenzione.

Ogni si rivela nella sua necessità, come tracciato

di una mappa interiore fatta di memoria, desiderio e verità.

Attraverso pratiche di ascolto, scrittura sensibile e lavoro scenico, il partecipante è guidato a riconoscere il proprio spazio interiore e a portarlo nel mondo come gesto autentico. La scena si fa allora luogo poetico, etico e trasformativo: non solo teatro, ma rivelazione. Nel cuore di questo processo sperimenteremo lo stare sull’orlo, dove il corpo parla e la parola vacilla, dove l’arte diventa cura, relazione e verità.



Bibliografia

 Giorgio Colli, Filosofia dell'espressione, Adelphi, 1969.
 Jerzy Grotowski, Per un teatro povero, Bulzoni, 1970.

WORKSHOP - 72 ORE IN PRESENZA

NEL PUNTO ESATTO DEL SILENZIO: DOVE NASCE LA SCENA

a cura di Cristina Barbuti Lonquich

Il laboratorio si propone come un percorso intensivo di esplorazione del confine tra presenza scenica, parola e silenzio, tra corpo e musica, tra atto e intenzione.

Ogni si rivela nella sua necessità, come tracciato

di una mappa interiore fatta di memoria, desiderio e verità.

Attraverso pratiche di ascolto, scrittura sensibile e lavoro scenico, il partecipante è guidato a riconoscere il proprio spazio interiore e a portarlo nel mondo come gesto autentico. La scena si fa allora luogo poetico, etico e trasformativo: non solo teatro, ma rivelazione. Nel cuore di questo processo sperimenteremo lo stare sull’orlo, dove il corpo parla e la parola vacilla, dove l’arte diventa cura, relazione e verità.

Bibliografia

 Giorgio Colli, Filosofia dell'espressione, Adelphi, 1969.
 Jerzy Grotowski, Per un teatro povero, Bulzoni, 1970.

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NEL PUNTO ESATTO DEL SILENZIO: DOVE NASCE LA SCENA

a cura di Cristina Barbuti Lonquich

Il laboratorio si propone come un percorso intensivo di esplorazione del confine tra presenza scenica, parola e silenzio, tra corpo e musica, tra atto e intenzione.

Ogni si rivela nella sua necessità, come tracciato

di una mappa interiore fatta di memoria, desiderio e verità.

Attraverso pratiche di ascolto, scrittura sensibile e lavoro scenico, il partecipante è guidato a riconoscere il proprio spazio interiore e a portarlo nel mondo come gesto autentico. La scena si fa allora luogo poetico, etico e trasformativo: non solo teatro, ma rivelazione. Nel cuore di questo processo sperimenteremo lo stare sull’orlo, dove il corpo parla e la parola vacilla, dove l’arte diventa cura, relazione e verità.

Bibliografia

 Giorgio Colli, Filosofia dell'espressione, Adelphi, 1969.
 Jerzy Grotowski, Per un teatro povero, Bulzoni, 1970.